Silvia Pisani: la danza delle sfere
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Pensando alle opere di Silvia Pisani e a cosa l’ha ispirata nel dipingere queste sfere celesti - o atomi con la coscienza, come scrive Concetta Leto – mi si è affacciata alla mente un concetto della Cabala ebraica, secondo la quale le Lettere che costituiscono i nomi di Dio e che sono una Sua emanazione preesistono alla Creazione. Un concetto parallelo lo ritroviamo in Jung, secondo il quale gli Archetipi preesistono all’inconscio individuale, e quindi sono realtà indipendenti dall’uomo. L’uomo viene creato prima ancora che sulla Terra sul piano causale (il mondo delle idee di Platone) a immagine e somiglianza di Dio: quindi l’Adamon è come Dio Energia Pura, Suono, Luce, Logos, Amore, Sapienza. Quando cade nel regno della materia, dimentica la sua natura divina, la Fonte da cui proviene e alla quale deve ritornare. Questo è il cammino e il compito dell’uomo, la riscoperta del proprio essere divino, l’Unione con il Tutto, il ritorno nel grande oceano dello spirito da cui in realtà si è separato solo illusoriamente a causa dell’ego. Questo cammino è anche un grande processo alchemico in cui l’individuo realizza la Grande Opera, passando dalla fase del nero, legata al regno dell’inconscio, degli istinti primordiali, alla fase del rosso, della psiche, per finire alla fase del bianco, in cui si compiono le nozze alchemiche, la conjunctio, la congiunzione degli opposti, del maschile e femminile, della luce e dell’ombra, del Sole e della Luna. Ed è qui che si ha la produzione dell’oro alchemico, cioè lo Spirito.
E questo è proprio il cammino che Silvia Pisani sta percorrendo, come persona e come artista. Dopo una maturità artistica e il diploma all’Istituto Artistico dell’Abbigliamento Marangoni, lavora per qualche anno come stilista. Ma poi, sotto la guida del maestro Luigi Lomanto, sviluppa la passione per la pittura, insieme a quella per la musica, il movimento e la danza. E sono proprio queste Muse, insieme al contatto con il profondo stimolato da un percorso interiore, che l‘aiutano ad attivare la sua creatività. Infatti Silvia dipinge mentre ascolta musica, soprattutto il Rock (che la radica al primo chakra e quindi alla Terra), e danza con il pennello in mano, in una danza cosmica sempre più vorticosa che, come nelle danze sufi, raggiunge uno stato di grazia quasi celestiale, una semi-trance in cui canalizza quelle sfere di luce che ritroviamo nelle sue tele. Un’immagine molto evocativa, questa: potremmo vedere una fatina, Trilly, che volteggia con un pennello in mano ebbra di musica, facendo cadere la sua polverina magica sulle bianche tele, dove prendono forma immagini primordiali di sfere, soli, galassie, che richiamano tanto le forze cosmiche dell’Universo, quanto gli atomi che costituiscono il nostro essere, la nostra Coscienza superiore. Curioso è quanto queste sfere siano simili anche agli horbs, che io fotografo come molti altri da un paio d’anni, sfere di luce che compaiono sulla pellicola e qualche volta sono visibili anche a occhio nudo (o terzo occhio?) nei templi, durante sedute medianiche di meditazione o di preghiera. E anche nelle apparizioni mistiche ciò che sconvolge l’occhio e la mente umana è la luce abbagliante che emana Amore puro.
Non posso esprimere giudizi critici, perché non è questo il mio campo: però ciò che trasmettono le sue tele è un processo di trasformazione, che va da quella degli elementi della Natura a quella delle forze psichiche che operano in noi, una trasformazione alchemica, sottolineata dai colori, un tempo più cupi e oggi più solari, radiosi, quasi a sottolineare un passaggio a un livello superiore di coscienza dell’artista, che non a caso si è interessata di meditazione, di discipline spirituali, tra cui il Buddismo (anche se Gesù rimane il mio Maestro), ma anche di fisica quantistica, una disciplina scientifica che confina con il misticismo e che darà molte risposte a esperienze legate alla trascendenza. Tutto il lavoro di Silvia richiama il movimento, che è dentro e fuori di noi: molte opere rappresentano onde di materia cosmica che si compongono e ricompongono per creare la vita, quella visibile, ma soprattutto quella invisibile, legata alle forze dell’anima. Un movimento sempre più veloce, segno del nostro tempo, in cui sta rallentando il magnetismo terrestre a causa dello spostamento dei poli, che porta a un’accelerazione del tempo e dei processi di coscienza. Un movimento che può richiamare anche il passaggio da una vita all’altra, nel processo reincarnativo, e anche da uno stato evolutivo all’altro. Come dice il grande poeta sufi Rumi, se siamo stati sassi e poi alberi e poi animali e oggi persone, come potrebbe suonarci strano il diventare poi angeli? Le opere di Silvia Pisani diventano quindi proprio come gli archetipi uno stimolo per l’anima, una meditazione attiva, che qualcuno può cogliere facendo risuonare dentro di sé il bisogno di universi più ampi di quanto non ci conceda il quotidiano.

