Karma Institute

Un’ipotesi affascinante

• pubblicato in: Psicoterapie

La reincarnazione, la possibilità cioè di ritornare più volte sulla Terra per realizzare la propria natura divina e di evolversi su tutti i piani dell’esistenza, da quello fisico a quello emozionale, intellettuale e spirituale, è un’ipotesi affascinante, che potrebbe delucidare alcune situazioni altrimenti inspiegabili, come l’origine di certe fobie apparentemente irrazionali, ad esempio la paura dei serpenti (anche in città) o dei pescecani (anche in piscina), oppure certe capacità innate dei bambini, artistiche o manuali, o la facilità nel parlare una lingua straniera come fosse la propria, riconoscere persone o luoghi mai visti.

La legge del karma o di causa-effetto, secondo la quale ognuno di noi è il risultato delle proprie identità passate e ciò che ci capita è la conseguenza delle nostre azioni, potrebbe spiegare inoltre perché uno nasce ricco o povero, sano o malato, fortunato o infelice, intelligente o ritardato. Se uno ha ucciso, rubato, tradito, per capire la portata del proprio comportamento dovrà necessariamente vivere una situazione simile a quella che ha creato, subendo ciò che ha inflitto agli altri anche duemila anni fa. Così come se uno ha amato, fatto del bene, se ha capito, imparato, la sua vita sarà più facile.
Secondo questa ipotesi noi non siamo vittime dell’esistenza, ma co-creatori della nostra realtà. Tutto diventa logico: ogni incontro, ogni esperienza, ogni evento acquistano un senso compiuto anche quando sembrano casuali, diventano parte di un disegno che traccia le direttive della nostra evoluzione.

La legge del karma
L’offuscamento della consapevolezza di Sé che l’anima subisce quando si incarna in un corpo fisico ci porta a dimenticare la nostra natura divina: infatti, anche se noi ci identifichiamo con il corpo e con la personalità attuale, cioè con l’insieme delle nostre esperienze, in realtà siamo parte di Dio e portiamo in noi la Sua scintilla, racchiusa nel profondo del nostro essere, di cui il corpo non è che il guscio, la manifestazone materiale.

L’esistenza è quindi il cammino per ritrovare lo Spirito: e questo è il mistero della creazione, della vita, dell’umanità. Abbiamo dimenticato che siamo sulla Terra non per gioire o soffrire, non per accumulare tesori, successo, potere, affetti, né per affermare il nostro ego, ma per riconquistare il Paradiso perduto.
Entrando in un corpo materiale, abbiamo perso anche l’uso dei sensi sottili e siamo diventati sordi e ciechi, ignari della realtà che ci circonda, della quale percepiamo solo una parte, quella che cade sotto i nostri sensi fisici: ma quel che è peggio siamo immensamente superbi, convinti di possedere la verità, che da Una diventa così molteplice, quasi ce ne fosse una per ogni persona sulla Terra.

L’Unità perduta
In principio era il Verbo: prima della creazione non esisteva altro che Dio, il Logos, l’Assoluto, Intelligenza ed Energia Pura. Tuttavia per l’uomo è impossibile pensare a un Dio senza immagine né forma, solo negli spazi celesti dell’infinito increato: per questo, per avvicinarLo alla nostra comprensione, noi occidentali Lo abbiamo dipinto a nostra immagine e somiglianza, vedendolo - gli ebrei - come un Dio terribile, il Dio della Giustizia e della Vendetta, e i cristiani come un Padre buono, raffigurato addirittura come un Vecchio Patriarca, che dà la vita al Figlio e all’intero creato.

Ma poiché il Tutto, l’Assoluto, non è riconducibile alle nostre categorie mentali. Nel Taoismo e nel Buddhismo non si parla di Dio, ma solo della Via per arrivare a Lui, la strada dell’illuminazione o della santità, che per i cattolici è rappresentata dal Cristo, il Dio che si è fatto uomo.
E il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: Egli era ed è l’Uno, l’Essenza, il Principio da cui tutto sarebbe stato emanato, il Verbo che crea attraverso la Sapienza, la Volontà e la Parola (o meglio il Suono). E così il Logos, per un disegno a noi segreto e inconoscibile, compie il grande Atto d’amore, la creazione, in cui Egli si è manifesta sul piano del visibile. Ma quella che noi identifichiamo nella creazione - e che in realtà è separazione dall’Uno che diventa due, tre, cento, mille - non è avvenuta una sola volta, con il Big Bang, ma è continua, si ripete ciclicamente nell’eternità, in un eterno presente, che contiene in Sé passato, presente e futuro.
Questa Energia primaria, che contiene in Sé il Tutto e che si manifesta su un livello di realtà spirituale inconoscibile all’uomo, rallentando la sua vibrazione crea altri livelli di esistenza, tutti riconducibili all’Uno, ma da Esso separati nella Coscienza: lo Spirito si frantuma in mille fiammelle, che si ricoprono di “materia” via via sempre più densa, formando i piani spirituali, poi il causale, l’astrale e infine quello eterico e materiale.

La creazione: dai minerali all’essere umano
Scendendo di piano in piano dal livello spirituale fino al causale - dove prende vita l’idea, la forma pensiero di ciò che poi sarà generato anche nei piani sottostanti - l’energia più densa arriva ai livelli che riguardano la nostra evoluzione, dando vita ai cinque elementi (Aria, Acqua, Fuoco e Terra e Etere), da cui sul piano materiale derivano gas, liquidi e solidi che formano le nebulose, le galassie e i pianeti.
L’evoluzione inizia dunque sul piano minerale, dove cioè lo spirito è al suo massimo livello di involuzione: qui non vi è consapevolezza di Sé, ma solo l’esperienza dell’esistere. In questo passaggio, che ha una durata lunghissima, di secoli, l’anima è collettiva: non vi è cioé un’anima per ogni minerale, ogni pietra, ogni granello di sabbia, ma una per ogni pianura, ogni montagna, ogni deserto.

Nel regno vegetale l’anima, che è ancora collettiva (riguarda cioè non un flo d’erba ma un prato, non una pianta ma un bosco, e così via), fa esperienza sul piano delle emozioni. Come hanno dimostrato alcuni studiosi, il più famoso dei quali è Cleve Backster, le piante non solo hanno una memoria, ma riconoscono persone e situazioni e manifestano reazioni emozionali, cioè soffrono, gioiscono, provano paura tanto da svenire e trasmettono a distanza le informazioni che le riguardano.

Nel regno animale, in molte specie l’anima è ancora collettiva: ve ne è una per uno sciame d’api, una per un formicaio, uno stormo di uccelli, un gruppo di gazzelle. Poi, negli animali più evoluti - come in quelli domestici, o anche in certe scimmie e nel delfino - l’anima diventa individuale. Ecco che oltre a sensazioni, emozioni, memoria, si manifesta qui anche una capacità affettiva e un’intelligenza primitiva: a questo stadio l’animale è in grado non solo di comprendere il linguaggio e di eseguire gli ordini, come i cani che portano le pantofole o sanno riconoscere le ore, ma vi sono stati casi straordinari di cani e cavalli capaci di fare conti, imparare le lettere dell’alfabeto e compitare parole molto semplici. Vi è una scimmia studiata dagli etologi americani, il bonobo, capace di eseguire giochi con il computer e di fabbricarsi autonomamente utensili ed armi.
Alla fine dell’evoluzione nell’ambito del regno animale, l’anima si incarna in un essere umano; anche qui il confine tra l’una e l’altra condizione è probabilmente molto labile: il passaggio da un regno all’altro non è repentino, ma avviene attraverso individui poco differenziati tra loro.

La scelta del destino
Durante le prime discese sulla terra come esemplare umano, l’individuo è dotato di istinti, di emozioni primitive e di una capacità intellettiva molto elementare, ma è privo di coscienza, che nascerà più tardi, con il risveglio dei chakra superiori. Nel corso di ogni esistenza egli accumula karma: ciò significa che ogni azione ne determina un’altra conseguente, per cui ogni errore creerà disarmonia e dovrà essere risolto da azioni successive (immediatamente, in quella stessa vita, o in una successiva), mentre le azioni positive porteranno esperienze positive.
Clicca per continuare
Semplificando, si potrebbe dire che noi riceviamo il bene da coloro ai quali abbiamo fatto del bene e male dalle persone che abbiamo odiato od ostacolato. Tuttavia il karma non contiene in Sé un concetto di espiazione o di punizione, ma solo di apprendimento e di riequilibrio di ciò che è stato reso disarmonico: l’esperienza faticosa o anche drammatica ha come unica funzione quella di insegnarci la legge dell’Amore cosmico, che regola l’universo.

Milarepa. Un esempio illuminante lo ritroviamo nella storia di Milarepa: dopo aver distrutto con la magia i raccolti e gli armenti dei suoi vicini, che gli avevano portato via tutti i suoi averi, egli si rende conto di aver fatto del male e parte alla ricerca di un grande saggio, Marpa, per ottenere l’illuminazione. Dopo molti giorni di cammino lo trova in cima alle montagne: ma Marpa lo caccia, non vuole averlo tra i suoi discepoli. Quando Milarepa si dichiara disposto a qualunque sacrificio, il Maestro gli fa realizzare alcune costruzioni in pietra, che gli fa rifare fino a spaccargli la schiena. E quando scopre che sua moglie lo aiuta di nascosto, portandogli cibo, la sgrida; poi piangendo le spiega che Milarepa è il suo discepolo prediletto, ma per aiutarlo deve fargli riscattare tutto il karma che ha accumulato, per poter proseguire sulla strada della Luce.

Durante le prime incarnazioni l’anima non sceglie le condizioni ambientali, né i genitori, che rappresentano l’evoluzione a cui si è arrivati e quindi i limiti da superare per procedere. All’inizio essa verrà attratta come da una calamita da altre anime che hanno la sua stessa vibrazione, la sua stessa evoluzione. Poi, a mano a mano che si procede nell’evoluzione e si risvegliano i chakra e la coscienza di Sé, l’essere sceglierà anche il suo destino: o meglio il suo spirito, in sintonia con le leggi del karma, sceglierà per l’anima le esperienze che le serviranno per sciogliere il karma negativo. Ecco che dopo il trapasso si rivedono come in un film tutte le azioni passate, rendendosi conto dei propri errori: a questo punto l’anima sceglie le condizioni future, la famiglia e l’ambiente in cui incarnarsi nuovamente, il lavoro, il partner, i figli, le persone più importanti da incontrare a cui si deve qualcosa, e anche il momento della morte.

Perché non si ricordano le vite passate
Ma se è vero che siamo nati e rinati più volte, come mai non ricordiamo ciò che abbiamo già vissuto? E a che cosa si può attribuire una eventuale censura delle memorie passate? Le motivazioni che potrebbero spiegare questa “amnesia” sono essenzialmente due. Fin dall’infanzia ci siamo sentiti ripetere che l’anima viene creata nel momento del concepimento e quindi prima non esiste: questo “dogma” ci condiziona profondamente, tanto che ogni possibile ricordo viene considerato una fantasia e rimosso. Clicca per continuare

Un altro motivo è che non sempre ricordare aiuta la nostra evoluzione: se ad esempio in una vita precedente abbiamo fatto o ricevuto del male, sapere ci condizionerebbe in modo negativo nei confronti delle persone che ritroviamo sul nostro cammino. Per questo Platone parla del Lete, il fiume dell’oblio, che ogni anima deve attraversare prima di incarnarsi in un nuovo corpo. Solo percorrendo una via spirituale si può risvegliare l’intuizione e riprendere contatto con la Verità immutabile. Ma in questo momento l’anima non avrà più bisogno di reincarnarsi, a meno che non lo faccia volontariamente per aiutare l’umanità.

Le modalità per ricordare
Oggi un numero crescente di persone incomincia a ricordare, spontaneamente oppure utilizzando tecniche specifiche. Tali memorie sono tanto più forti e significative nelle persone che attivano la sensitività e rimangono in contatto con la propria coscienza e il mondo interiore. Ma come si ricorda?
Clicca per continuare

Déjà-vu
Questa è la dinamica più frequente. Accade cioè di recarsi per la prima volta in un luogo sconosciuto e si prova una sensazione di familiarità; in alcuni casi si riconoscono le vie, le costruzioni, l’ambiente e si sa che cosa si troverà dietro una porta, un muro, un angolo, descrivendolo nei particolari prima di vederlo.
Lo stesso vale con le pesone: spesso capita di incontrare qualcuno che ci sembra noto. Ci si guarda come per ricordare un passato comune, che non esiste - perlomeno in questa vita - per scoprire poi un’affinità che talvolta getta le basi per un’amicizia molto forte. Al negativo, si scopre di odiare o di provare una forte antipatia senza nessun motivo apparente.
Questo processo diventa più evidente nei colpi di fulmine: due sconosciuti si incontrano, si guardano e subito si innamorano perdutamente, come se si fossero persi e poi finalmente ritrovati. Inoltre hanno la percezione netta non solo di conoscersi, ma di sapere tutto l’uno dell’altro, di comunicare senza parlare. E talvolta è così, ma a ricordare in questo caso non è la mente, bensì l’anima.

Sogni
In questo caso il racconto onirico si presenta a tinte forti, più vivide che nei sogni normali, in luoghi particolari o in costume: e il sognatore si identifica con il protagonista, anche se ha sembianze diverse. Oppure in un sogno cosiddetto normale, appare improvvisamente un’immagine, un quadro, un personaggio che non c’entra con il racconto, ma rievoca qualcosa di arcaico. Tuttavia questa modalità è rara, forse perché non siamo abituati a memorizzare e a interpretare i sogni: tanto più che per fornirci del materiale l’inconscio deve essere stimolato a farlo.

Veggenza
Le vite passate possono essere percepite da un sensitivo, in grado di leggerle nell’aura: tuttavia con questa modalità il rischio è di proiettare del materiale personale, delle fantasie, delle associazioni con altre storie già note.

Medianità
Anche le entità guida, che comunicano attraverso un medium, talvolta forniscono informazioni di questo tipo, ma solo quando ritengono che la persona sia pronta a riceverle, o che sia in grado di usarle per la propria evoluzione.

Ipnosi
Queste modalità presentano alcuni svantaggi: quando una vita passata viene raccontata da un altro, può apparire una fantasia e non avere presa sull’individuo, che non è quindi in grado di utilizzarla per co risolvere le sue problematiche. Diverso è quando esse vengono vissute in prima persona, attraverso i ricordi che emergono per lo più negli stati alterati di coscienza, cioè durante la meditazione o l’ipnosi. In questi casi l’individuo prova la certezza che ciò che sta vivendo sia reale e appartenga alla sua esperienza personale; inoltre non dimentica più ciò che vede, anzi nel tempo può arricchire o addirittura verificare le informazioni.

La Chiesa e la rinascita
A tutt’oggi né la religione cristiana né la scienza riconoscono la possibilità della rinascita: anche per questo molte persone, influenzate dalla cultura ufficiale, non accettano la teoria della rinascita: ma la cultura è solo la somma delle esperienze attuali e non la verità. E se la reincarnazione è un processo autentico, ritornerà ad essere accettata anche all’interno della nostra religione.
Clicca per continuare

Bisognerebbe anche chiedersi come mai più di tre quarti della popolazione mondiale (di cui più del 30% dei cattolici) crede in questa teoria, accettata da millenni, anche da alcuni ebrei ai tempi del Cristo (e anche oggi gli ebrei accettano come possibilità, non come dogma, il ritorno dei profeti). “Chi dice la gente che io sia?”, chiede Gesù ai discepoli. “C’è chi dice che tu sei Elia”. “Elia è già tornato e non l’hanno riconosciuto”, risponde . “Elia è Giovanni il Battista”.
Nel cristianesimo religione la reincarnazione divenne un’eresia per motivi politici: la credenza della preesistenza dell’anima alla nascita, sostenuta da Origene, uno dei Padri della Chiesa, venne bollata come “anatema” nel concilio di Costantinopoli (535 d.Ch.) voluto dall’Imperatore Giustiniano e questa posizione fu sostenuta dalla Chiesa per secoli e sancita nel concilio di Trento.
Invece fa parte della religione induista, del buddhismo, del taoismo, delle culture sciamaniche. Persino nel Corano vi è una sura che recita “se non ritornerete mille e mille volte non potrete ritornare a Dio ” o ancora: “Come potete voi rinnegare Iddio, mentre voi non eravate che morti ed egli vi ha suscitato a vita, e vi farà poi morire e ancora vi farà vivere e poi a Lui ritornerete?”

La terapia R
Sono ormai molti nel mondo i terapeuti che usano la regressione ipnotica per scoprire nel passato la causa dei problemi attuali.
Negli Stati Uniti l’Associazione per la Ricerca e la Terapia delle Vite Passate annovera centinaia di medici e psicologi che utilizzano questa tecnica, usata a scopo terapeutico anche in Francia, Germania, Israele. E anche in Italia, dove tuttavia si opera quasi di nascosto, per paura di andare contro la religione ufficiale del nostro Paese e contro l’Ordine dei Medici, che non accetta questa ipotesi (sulla quale del resto non esiste in Italia una letteratura scientifica, né nessuno che si sia battuto per farla accettare). Tuttavia anche da noi la situazione si va evolvendo. Grazie ai risultati terapeutici e ai numerosi riscontri oggettivi dei dati che emergono dalle regressioni (date, luoghi, nomi), possiamo pensare che presto anche da noi molti lavoreranno tenendo conto di questa ipotesi.

La mia esperienza
Nel corso degli anni dedicati alla past-life therapy ho raccolto decine e decine di testimonianze di persone che hanno dimostrato di avere conoscenze mai acquisite nel corso di questa esistenza, oppure hanno riconosciuto i luoghi del loro passato, che in ipnosi si mettono a parlare lingue straniere mai studiate, o forniscono il nome e i dati di una personalità che poi attraverso una ricerca risulta realmente esistita.

Personalmente ho incominciato a utilizzare la regressione come strumento di crescita più di venticinque anni fa: dopo un’esperienza personale (in cui ho ritrovato e riconosciuto i luoghi visti in stato ipnotico), ho frequentato un corso di ipnosi e ho iniziato a sottoporre alla regressione nelle vite passate prima degli amici e poi le persone che mi cercavano, soprattutto dopo aver scritto alcuni libri sull’argomento.
Un caso tra quelli che mi ha più colpito e che ho citato nel mio libro La terapia R è stato quello di un giovane che si è sottoposto alla regressione per superare una fobia: in uno stato di ipnosi profonda, è emersa la storia di uno studente americano che, per ribellarsi al padre che lo voleva avvocato e non medico, si era arruolato volontario per il Vietnam, dove era morto durante un’azione militare. Sempre in stato ipnotico, ha fornito il nome e cognome suo e del padre, la città dove era nato e cresciuto e persino la via. Telefonando all’Italtel, aveva scoperto che in quella città, in quella via, esisteva realmente un avvocato con il nome che lui attribuiva al padre”.

I LIBRI
· Ian Stevenson “Venti casi a sostegno”, Armenia ed.
· Fausta Leoni “Karma” Bur
· Thorwald Dethlefsen “L’ esperienza della rinascita” ed. Mediterrane
· Thorwald Dethlefsen “Vita dopo vita”, ed. Mediterranee
· Brian Weiss “Messaggi dai Maestri” Mondadori
· Brian Weiss “Tante vite, un solo amore” Mondadori
· Manuela Pompas “La terapia R” Oscar Mondadori
· Manuela Pompas “Reincarnazione, una vita un destino”.
· Paolo Crimaldi “Terapia karmica” ed Mediterranee
· Anna Mirabile “Amore che non muore” Verdechiaro ed.
· Angelo Bona “L’amore oltre la vita” Oscar Mondadori
· Rick Phillips “Guarisci dal tuo karma” - Amrita

I FILM
· “L’amica delle 5 1/2”, di Vincent Minnelli, con Yves Montand e Barbra Streisand.
Film cult per gli appassionati. Psicanalista mettendo in ipnosi una paziente, si innamora del personaggio che lei era in un’altra vita.
· Piccolo Budda, di Bernardo Bertolucci,
Una delegazione di monaci buddisti è convinta che un bimbo di Seattle sia la
reincarnazione di un lama tibetano e lo portano nel Buthan
· Birth. Io sono Sean, di Jonathan Glazer, con Nicole Kidman, Danny Huston, Cameron Bright.
Dopo la morte di suo marito Sean, Anna ha ritrovato la felicità ed è prossima a risposarsi. Improvvisamente però nella sua vita si intromette un ragazzino di dieci anni che le dice di essere la reincarnazione di Sean…
Il film è ispirato a un film dell’89, Uno strano caso, la storia di un giovane avvocato che si reincarna subito, mantenendo la memoria del suo passato. Cresciuto, incontra la sua vedova…
· Revolver, di Asif Kapadia, con Sarah Michelle Gellar (di prossima uscita)
I terribili incubi di una imprenditrice di successo la porteranno a investigare sulla morte, avvenuta venticinque anni prima, di una donna a lei sconosciuta, probabilmente la sua reincarnazione.

Lascia un commento