L’arte dello spirito
• pubblicato in: ArtePatrizia Patti è l’artista che terrà questa rubrica.
Nata a Roma, dove si è laureata in Lettere e Filosofia all’ Università La Sapienza. Ha partecipato ad importanti esposizioni italiane ed estere tra le quali la XIII Quadriennale di Roma (1999 - Palazzo delle Esposizioni), e la IX Biennale d’arte sacra ( 2000 - Museo Stauròs). Ha rappresentato l’Italia, nel 1997, in Women creators of two seas al Museo di Salonicco ed una sua opera fa parte della collezione della Pinacoteca comunale. Ha esposto in numerose gallerie di New York tra le quali la Goldstrom gallery (Reconceptualization of a vision, 1998), la Stendhal gallery (woman to woman,1997) ed al New World art center (Only extrasensorial, 1998).
Dal 1994 al 2002 è stata condirettore e direttore artistico della rivista “Quadri & Sculture” nella quale con la rubrica “Lo spirituale nell’arte” ha posto in evidenza l’attualità del sacro nell’arte contemporanea. Ha delineato, con articoli e scritti, la sua concezione di “ arte dello Spirito”, espressa anche nelle numerose esposizioni italiane ed internazionali.
L’arte dello spirito
Nella nostra epoca, dominata da fattori educativi e edonistici multimediali, l’arte potrebbe mantenere la sua centralità pedagogica continuando a rendere percepibile quella parte sacra ed immortale della realtà che nessuno strumento tecnologico, finora, ha mai potuto rivelare e rappresentare con migliori risultati. Simile alla preghiera, l’opera d’arte, dunque, dovrebbe riscoprire il suo ruolo specifico di tramite tra l’umano e il divino. Si tende a considerare il sacro al di là della vita quotidiana, penso, invece, che esso sia profondamente radicato nel quotidiano, costituendone il fondamento vitale ed eterno. Pertanto io non distinguo l’arte in arte secolare e arte sacra, ma considero l’arte nel suo insieme come arte sacra, a prescindere dai contenuti religiosi, poiché è espressione ed evocazione di valenze assolute ed eterne che appartengono alla realtà di ogni giorno. In effetti, credo che un artista riesca a creare un’opera di qualità o un capolavoro solamente quando la sua ispirazione è vicina ai valori universali dello spirito. Una sottile distinzione, semmai, può esserci tra l’arte sacra, che pone in evidenza l’essenza universale del quotidiano e l’arte religiosa che esprime il sacro attraverso temi legati a specifiche dottrine cultuali.
Lo spirito incorporeo è una realtà parallela a quella visibile. La rivelazione della sua immagine ha bisogno di esperienze estetiche diverse. L’artista del nuovo millennio potrebbe, quindi, diventare simile all’asceta, con il quale condividerebbe l’amore puro per il sublime ed i linguaggi evocativi ed intuitivi propri della sfera dello spirito. La sua arte dello spirito, dunque, cercherà di evocare nell’anima dello spettatore una scintilla di verità attraverso il linguaggio della bellezza e dell’amore. La bellezza che si volge verso la Verità è un sentiero splendente che guida verso l’amore purissimo, inteso come desiderio ascetico di unione con l’Assoluto.
Amore e bellezza sono, pertanto, i valori universali essenziali che l’opera d’arte dovrebbe evocare, qualora voglia tornare ad essere una via di conoscenza interiore. In virtù di quest’amore l’anima, come un fiore di luce, si dischiude alla calda luminosità della contemplazione mistica. E, poiché questa è la soglia infinita dell’inesprimibile, l’artista asceta sa che la sua opera, simile ad una preghiera visiva sacra, potrà tentare di far intuire solamente un bagliore, un frammento dell’ineffabile volto di Dio.