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La preghiera nelle varie religioni

• pubblicato in: Editoriali

Islam
La preghiera è considerata uno dei cinque pilastri dell’Islam e quindi è obbligatoria. Fare sacrifici e partecipare a un ordine sussunto della manifestazione divina, afferma Giovanni Palazzoli, studioso di religioni.
Per vivere la nostra esistenza corporea e avere la garanzia (l’appartenenza alla comunità islamica, la Imma) comporta di aderire col corpo e con le intenzioni, desti con la coscienza. Ogni cosa viene sacralizzata con la formula “nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso”.
Cinque preghiere al giorno, la preghiera è una funzione, una celebrazione (e non una richiesta, che viene dopo)- atto di superstizione sacrificale-
Nella preghiera islamica non c’è un referente, un mediatore, una funzione sacerdotale mediatrice- ti rivolgi verso la Mecca che esprime la direzione dell’anima verso Dio (Kiblah = direzione = porsi di fronte).
Quando si prega bisogna stare ben stretti, in file serrate (vedi Sura delle file serrate). La comunità è sociale e politica.
Si prega cinque volte in tempi prestabiliti che si modificano a seconda della stagione e delle latitudini, in rispetto dei ritmi circadiani. L’Islam è soggetto al principio della praticabilità umana. Rituale e comportamentale sovrumano, ci deve essere impegno, sforzo per essere praticato (è detto: all’uomo non rimarrà che il suo sforzo), la vita umana comporta fare uno sforzo in più per l’uomo.
Deroghe per ciò che è impossibile. Anche il Ramadan, la pratica che si fa a partire dalla pubertà durante il mese lunare di digiuno – che comprende il mangiare, bere, fumare, fare l’amore, e neanche pensarli – tuttavia sono previste deroghe se si sta male, si è in viaggio, si hanno le mestruazioni. Non si può mangiare maiale né bere alcol: ma se c’è solo quello o sei minacciato puoi farlo. Per essere musulmano ed entrare nell’Islam, alzando l’indice destro verso il cielo recitando il dikr, dopo aver preso il bagno completo (che si fa quando si è perso sangue, seme o mangiati cibi impuri):
1) attestazione di fede: la ilaha illa Allah: non c’è realtà se la non la realtà – o: non c’è dio al di fuori di Iddio. Negazione del genere. Neghi la logica normale.
2) Mohammed rasul Allah: e Maometto è il suo profeta.
Non puoi attestare che il divino è trascendente- il trascendente è astratto e concreto. L’Islam non ha mediatori, ma nelle preghiere salvifiche, dikr (ripetizioni – vengono trasmessi oralmente da persone affidabili a persone affidabili), Maometto viene definito mediatore, parola che non si trova nel Corano. Ognuno è libero di aderire al divino con la sua coscienza, ma la comunità pretende che il comportamento esternamente rispetti le regole. Non si può dare scandalo e fare quello che vuoi, mentre internamente si può fare quello che si vuole e rispondi direttamente a Dio. La comunità islamica ti giudica per gli atti, Dio per le intenzioni.

Cinque volte al giorno, assumi con il corpo quattro posizioni (unità standard ripetute durante il giorno), che rappresentano lo stato vibrazionale dei quattro regni della vita sulla terra.
1) diritto in piedi (regno umano), condizione umana di bipede
2) a 90° (regno animale) posizione da quadrupedi: così ci presenteremo quando saremo chiamati dal Principio.
3) Racchiudimento a riccio, fronte per terra e occhi aperti, in ginocchio, mani davanti alla testa, gomiti discosti per gli uomini e vicini al corpo per le donne, per maggiore riservatezza (regno minerale). Posizione importante esprime l’abbandono, la presa di coscienza della propria posizione di servitù, l’avvicinamento al Signore= avvicinamento alla terra.
4) seduti con le gambe incrociate e movimenti ritmici (regno vegetale).

Le preghiere si fanno
1) a: prima dell’alba, non si deve vedere il sole. Appena lazati, purificazione minore, abluzioni (wudu), lavarsi mani braccia viso orecchie bocca e naso, capelli e piedi, se non c’è acqua anche con una pietra o sabbia (in guerra basta lavare gli stivali)
b: due unità standard di preghiera, preceduta da un appello alla preghiera che fa il muezzin sul minareto. In piedi si recita la Sura del Corano preceduto come qualunzue versetto dal bismille srahman arrafim “ Il Clemente, il Misericordioso”.
Riassunto: i gesti del corpo preceduto da un versetto del Corano preceduto dal “Clemente Misericordioso”.
Una Sura del Corano (fondamentale per capire il sacrificio) + una Sura a scelta
Di notte a voce alta, di giorno sottovoce (articolata con la lingua senza emettere suono)

Induismo
“Nei testi antichi vi erano invocazioni al divino per ottenerne il favore: tuttavia nella cultura indù non vi è l’uso della preghiera come da noi”, afferma Amadio Bianchi, docente di filosofia e cultura indù, presidente dell’Associazione italo-indiana C. Y. Surya, di Milano.
“L’induismo moderno (un termine inventato dagli inglesi) non è una religione unica, ma racchiude diverse vie filosofiche, il Monoteismo dei shivaiti, che pregano recitando i testi sacri; il Dualismo (che è ateo, prevede un principio maschile ed uno femminile, ma non esclude una causa prima), il Monismo, che non ha bisogno di pregare: infatti poiché Dio e la manifestazione sono la stessa cosa, ciascuno di noi è Dio ed è assurdo pregare se stessi. In India la fede è più pratica, non basata sul mistero, un sentimento di fiducia nelle cose dimostrabili, che si esplica appunto nella recitazione quotidiana dei sutra.
Preghiera tuttavia può essere considerata la recitazione dei Sutra e dei testi sacri antichi, quelli di ispirazione divina (come i Veda, i Brahmana, i testi delle foreste o Aranyaka, i Purana delle Upanishad).

Il pensare religioso indiano prevede dedicare la vita a scoprire le regole della manifestazione, del Dharma universale (Sanatana Dharma) e quelle del Dharma individuale (Swa Dharma) e ad armonizzarle tra loro.
Una forma di preghiera può essere la puja, il sacrificio, che si fa tre volte al giorno, nei momenti di passaggio del sole, all’alba, a mezzogiorno e al tramonto.

Il mantra (dalla radice man, strumento, e tra, mente), la ripetizione continua, quasi ossessiva di una sillaba sacra o di un versetto dei Veda, che vengono recitati durante il corso della puja, sia nelle cerimonie religiose, sia nel tempio di casa (puja room) dal capofamiglia, che può essere considerata la concentrazione su Dio, il suono rappresenta la divinità stessa da un punto di vista vibrazionale, una formula di protezione, per guarire, eliminare una maledizione, chiedere una grazia, la salute, la ricchezza, una formula magica. Può essere una sillaba (come: OM), una formula semplice (Om namah Shivaya: mi prostro a te o Shiva), o un’invocazione più complessa (Om namo Bhagavathe, deva Devaya: offriamo a te, Signore glorioso, luce o luce).

Buddismo
Ci sono tante forme di buddismo, afferma Piero Verni, scrittore, biografo del Dalai Lama, studioso di buddismo e delle culture indio-tibetane.
Le preghiere appartengono soprattutto al buddismo Mahayana, delle regioni a nord dell’India (Tibet, Giappone, Mongolia). Ci sono preghiere canonizzate, coincide con il mantra, ripetizione rituale di alcune formule che si ritengono dotate di particolari poteri, – nel buddismo tibetano- determinate invocazioni sono ritenute in grado di evocare divinità in connessione con archetipi, e quindi stati positivi della mente. Ad esempio invocando in me e fuori, Cheuresig, considerato l’incarnazione della compassione, entro in contatto con questa disponibilità mentale. C’è sempre un rapporto dentro e fuori. Evocando la compassione, la manifesto dentro di me e fuori perché emetto vibrazioni positive che metto in circolo nell’universo. Il potere del suono che realizza all’esterno ciò che ho evocato dentro. Per lo stesso motivo vengono utilizzate le bandierine di preghiera, su cui sono scritte frasi di potere che il vento porta nell’aria mettendole in circolazione in modo magico.

Il principio è lo stesso a quello del mantra indiano. Nel buddismo, a livelli superiori, è connesso con l’elemento psicologico, l’archetipo, l’idea che ci sono simboli evocativi.
Mantra: potere del suono e della parola di risvegliare energie positive all’interno dell’uomo e all’esterno.
“In principio OM era il suono” (Upanishad), idea meno razionale.

La preghiera nel buddismo non è rivolta a Dio, le divinità sono aspetti della mente illuminata, ciò che devi realizzare in te per raggiungere l’illuminazione. La natura della mente è come lo specchio ricoperto dalla polvere, non la devi ricostruire ma rivelare.
La mente per il B. è già illuminata, devi risvegliarla con le pratiche, lo studio, la meditazione, l’introspezione, che servono a rimuovere lo strato di polvere.

Nel buddismo non c’è la richiesta della grazia, salvo che nel buddismo popolare, basato su concetti magici, la richiesta magica, superstiziosa, non a livello dei maestri. Nel buddismo la preghiera non è lode – come nelle tradizioni salvifiche in cui si chiede a Dio la grazia – ma realizzazione di sé. Nel buddismo c’è invece l’evocazione dentro di te delle qualità del Buddha in quanto principio dell’illuminazione, per attivare il cammino del risveglio interiore.

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