Karma Institute

Il cacciatore di aquiloni

• pubblicato in: Cinema

Regia di Marc Forster.
Con Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui.
Genere Drammatico.

Durata 131 minuti
Produzione USA 2007

La trasposizione cinematografica di un best-seller mondiale non è mai cosa facile. Da un lato vi è il rischio di deludere gli appassionati lettori del libro, dall’altro la difficoltà di rendere filmica, senza apportarvi troppi stravolgimenti, una storia che non lo era. Sicuramente tale insidia è stata attenuata da una sceneggiatura molto fedele all’opera dell’autore Khaled Hosseini. Questi nel racconto della vita di un bambino afgano, Amir, fatta di giochi e di traumi, di ricerca dell’approvazione paterna e paura dei propri limiti, riesce a rendere facile l’immedesimarsi in una realtà all’apparenza così lontana. Punto centrale della trama sono i rapporti umani: l’amicizia con Hassan, in un paese dove le diverse etnie a cui appartengono li vogliono distanti, pashtun e hazara; la stima verso un padre a cui sente di non assomigliare e che a sua volta poco si rispecchia in quel animo sognatore e pieno di timori del figlio; l’affetto per Rahim Kahn, amico di famiglia capace di instillare nel ragazzo la giusta fiducia nelle sue doti di narratore. Sarà proprio costui a fare quella telefonata che richiamerà Amir nella sua terra, perché “esiste un modo per tornare ad essere buoni”, perché anche se difficile c’è sempre una qualche maniera per rimediare a quegli errori che covati dentro sono capaci di influenzare una vita. Se ad un fugace sguardo il comportamento del protagonista può provocare un giudizio di rimprovero, una più attenta analisi fa emergere come i condizionamenti psicologici di una intricata vicenda possano facilmente condurre all’errore. Così il merito di questa pellicola sta nella capacità di far vivere catarticamente una forma di espiazione, infatti assistendo alle erronee scelte di un essere umano, ritrovandosi nelle sue fragilità, si sperimenta con lui una sorta di riscatto quando giunge ad affrontare il suo passato. Ed infine questo film sembra capace di dare una risposta alla domanda che conclude la poesia ripetuta da Amir, quando nascosto nella cisterna durante la fuga dall’occupazione sovietica, tenta di sottrarsi a tale realtà, «chi siamo noi in questo mondo complicato? » . Forse il frutto del contesto in cui cresciamo, dell’esperienze che viviamo, dello spirito che forgiamo nel tempo, il quale, affrontando i propri demoni o il proprio Karma, cerca prima o poi nel loro superamento la liberazione.
Alessia Maurodopulos

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