Karma Institute

Omeopatia e Spiritualità

• pubblicato in: Relazioni

Relatore Emilio Iodice

Uno dei motivi per cui ho invitato Emilio Iodice a parlare di questa tematica è che per me la medicina non ha solo una funzione curativa, ma dovrebbe essere anche preventiva e soprattutto diventare una chiave di conoscenza, uno strumento per conoscere il proprio corpo e, agendo sul terreno, arrivare idealmente a aiutare l’individuo a rimanere sano… per sempre. Oggi si parla tanto di medicina olistica, ma anche l’omeopatia è diventata sintomatica: ho male di testa, di pancia, di gola, e cerco un rimedio per guarire quel sintomo, senza andare a ricercare la causa, senza cambiare le abitudini sbagliate, a partire dall’alimentazione fino a trovare l’equilibrio emozionale, mentale, spirituale.
Iodice ci ha fatto una “lectio magistralis”, molto interessante, di cui riportiamo qualche stralcio.

<<L’Omopatia si basa sul concetto che non possono esistere due malattie di tipo uguale, per cui la “malattia” rappresentata dal rimedio sostituisce quella del corpo: questo principio può essere sostenuto grazie alla fisica quantistica e la biologia molecolare. Il rimedio è un simbolo di tipo archetipale. Ad esempio il sulphur (dall’etimo, produttore di energia di fuoco), antico nome dell’arcangelo ribelle, in alchimia esiste sotto forma di sulphur bianco, legato all’aspetto estatico, e rosso, volatile, igneo; il soggetto che si identifica con il sulphur oscilla tra questi due aspetti, è indolente e caloroso, altalenante dal punto di vista filosofico, si disinteressa del mondo esterno, e se deluso diventa psicotico.
Ma il rimedio non è solo la risposta alla patologia diagnosticata, ma interpreta il nucleo energetico-spirituale del soggetto che si trova dinnanzi e ne segnala il comportamento affettivo. Ad esempio sulphur è indifferente alla sofferenza altrui e narcisisticamente pensa di essere al centro del mondo.
La medicina moderna ha previlegiato l’aspetto organicista, concentrandosi sul corpo, ponendo l’attenzione non tanto sul malato quanto sulla malattia, perdendo di vista il paziente. Anzi, la medicina moderna cura l’individuo come fosse solo un assemblaggio di organi e di apparati. L’Omeopatia ha cercato di superare la dicotomia corpo-psiche-mente, recuperando una visione olistica dell’individuo, e per curare il corpo è attenta anche all’anima.
In effetti il medico omeopata è un terapeuta particolare, che ascolta e osserva una serie di segni particolari, come il modo di muoversi, di guardare, di parlare. Hannemann diceva che non bisogna fermarsi all’osservazione del corpo, ma soffermarsi sul corpo vissuto nelle sue manifestazioni, tenendo conto che il corpo è animato dall’anima. Egli fu il primo a rafforzare l’importanza degli stati emozionali e anche il primo a tener conto dei sogni, precorrendo la psicanalisi.
Esiste però una Omeopatia minore, funzionale, che si preoccupa solo dei sintomi e rimane su un pecorso organico e l’Omeopatia di Hannemann, di tipo unicista, che tiene conto dell’elemento psicoemotivo. E io, come continutore della scuola omepatica di Guido Granata, sto proseguendo nella difficile ricerca di una omeopatia spirituale, che ricerca il nucleo energetico del soggetto, al quale si arriva con difficoltà nel 10-20% dei casi, analizzando soprattutto i sintomi e i comportamenti strani. E’ un percorso che si può perseguire solo con l’apertura del cuore, adattando il rimedio unico, che spesso può cambiare il percorso della vita>>.

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