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Aborto e contraccezione

• pubblicato in: Donne

A volte rilevo sconsolata l’ignoranza di molti giovani sui metodi contraccettivi, che pur avendo rapporti sessuali non conoscono affatto. Molti usano il preservativo, altri si affidano… al caso, nella speranza che non accada niente.
Io sono una figlia del ’68, ho visto nascere i primi consultori a Milano, l’AIED, l’Aiecs, il Ced, che oltre ad avere un’équipe di medici pionieri in questo campo svolgevano un grande lavoro di divulgazione e di aiuto per le donne e soprattutto per le ragazze che volevano vivere – come oggi – una vita sessuale libera, per evitare loro di dover ricorrere all’aborto. Venivano somministrate le prime pillole, la spirale (Iud), il diaframma (migliorato da un’ostetrica pioniera, Enrica Boschetti, che con una grande intuizione aveva fatto immettere nel plesso una molla per farlo aderire maggiormente alla vagina). Negli anni ’70 ho svolto per il settimanale Gioia numerose inchieste per informare le donne su queste tematiche. Ho fatto, in un giornale cattolico, una prima inchiesta a favore dell’interruzione di gravidanza (nessuna donna è a favore dell’aborto, beninteso, si è a favore per la libertà di scelta della donna) con una tavola rotonda che metteva di fronte le donne pro e il Movimento della Vita, che già allora girava con foto tremende e di pessimo gusto dei feti ripudiati.
Per anni, privilegiando l’informazione sulla medicina olistica, lo sviluppo del potenziale umano, le scienze di confine e la psicologia transpersonale, non mi sono più occupata di donne, nella cieca convinzione che le nostre conquiste fossero rimaste anche per le generazioni successive. E guardo poco la televisione, perché troppi programmi sono fatti per distarci, per non farci pensare e farci credere che il traguardo cui la donna può aspirare è quello delle veline. Ma l’altra sera a Punto Zero, in una bella puntata della trasmissione di Santoro, ho rilevato quanto siamo tornati indietro. Per cosa abbiamo combattuto? Solo per noi, per la nostra generazione? Con raccapriccio ho rivisto i metodi del Movimento per la Vita che, infiltrato negli ospedali quasi fosse un’istituzione pubblica (grazie a Formigoni), oggi come allora, usa sistemi di terrorismo psicologico mascherato di umanità per convincere le ragazze a tenere il bambino, facendo leva sui sensi di colpa. Ma se una ragazza rimane incinta a tredici anni? Se una donna viene stuprata, se ha già dieci figli, se è malata, se non vuole il bambino… Se vincono loro, se viene rimessa in discussione la legge 194, si ritornerà ad abortire come prima, di nascosto, quando si rischiava la vita su un tavolo, con anestesie a basso costo e operatori poco umani che sembravano più macellai che medici (i famosi “cucchiai d’oro”, l’oro che guadagnavano loro). No, meglio rispettare una legge fatta bene e un’interruzione legale nei tempi corretti, proteggendo le donne che decidono per questa difficile scelta. Dice la legge che l’interruzione volontaria della gravidanza non e’ un mezzo per il controllo delle nascite. Lo sappiamo benissimo. E allora si deve potenziare l’informazione e gli strumenti per una contraccezione corretta (e i discorsi sono ancora gli stessi di quarant’anni fa!!!)
Il ritorno del diaframma vaginale
Leggo con piacere una notizia su HYPERLINK http://www.vitadidonna.it www.vitadidonna.it: è di nuovo in vendita il diaframma vaginale, che abbinato alla crema spermicida è uno dei mezzi contraccettivi più sicuri.
“Per quasi vent’anni ci siamo domandate come mai non si poteva più usare il diaframma in questo Paese: colpa, ci veniva detto, del nonoxinolo, lo spermicida contenuto nelle creme. ”, scrive la redazione di questo giornale online (una notizia non del tutto esatta: il diaframma c’è ancora, anche se poco conosciuto, mentre non c’era più la crema spermicida, mentre al suo posto si poteva trovare un gel). Sta di fatto che un antibatterico tanto innocuo da essere usato normalmente nelle creme di bellezza come conservante, era uscito dal registro dei farmaci come spermicida e non si sapeva più cosa prescrivere con il diaframma. Dopo un tempo che sembra secoli (alcune di noi, vecchie utilizzatrici, sono andate in menopausa, nel frattempo), riemerge la possibilità di usare questo sistema contraccettivo, molto in uso ai tempi del libro “Noi e il nostro corpo”, ma poco noto alle giovani generazioni. Il diaframma è un dispositivo medico Classe II A, così come il nuovo spermicida, che non contiene più nonoxinolo, ma acido lattico, e quindi non è necessaria la ricetta medica. Può essere misurato da un’ostetrica che lo conosca, ed è totalmente innocuo e sicuro non certo come la pillola, ma con un ottimo indice di Pearl (2-4 se associato ad una crema spermicida).
Per tutte le donne che non possono o non vogliono prendere la pillola è un’ottima alternativa, certo chi chiede il massimo della sicurezza sarà costretta ad associarlo al coito interrotto, ma queste sono scelte personali”.
Uno dei motivi per cui il diaframma non piaceva ai ginecologi (parlo sempre dei tempi in cui me ne sono occupata io, ma non credo che il costume sia cambiato in meglio) era il fatto che non faceva guadagnare loro quanto una spirale. La scusa (identica a quella di chi sconsigliava gli assorbenti interni) era che le donne non erano in grado di infilarlo in vagina, o se ne vergognavano, per il solito motivo che “toccarsi” equivale a qualcosa di peccaminoso. E invece il diaframma è un mezzo altamente sicuro, che non ha le controindicazioni della pillola.

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